SCHEDA TECNICA

Suino Casertano

Second Image

Razza autoctona della regione Campania, dalle antiche origini, orgoglio della suinicoltura del passato grazie alle sue doti di rusticità e spiccata attitudine alla produzione di carne e grasso di qualità, ideale per la trasformazione in prodotti di salumeria. Apprezzata anche dagli allevatori europei che la importarono nei rispettivi paesi per migliorare le loro razze. I caratteri distintivi sono il colore della cute, dal nero violaceo al grigio ardesia-piombo, la quasi totale assenza di setole, che giustifica l'appellativo di “Pelatella” e la presenza di due appendici cutanee, di forma cilindrica, localizzate posteriormente alle gote e ventralmente alla regione parotidea, chiamate tèttole, bargiglioni o volgarmente “scioccaglie” (orecchini).

Origini e diffusione

Sin dai tempi dei romani la suinicoltura in Campania è stata parte integrante delle attività rurali e agricole del territorio, come testimoniato sia dai numerosi mosaici, bassorilievi e pitture raffiguranti maiali e cinghiali emersi dagli scavi di Pompei, Ercolano e Capua, che dalle opere letterarie dei Rustici Latini (I sec. D.C.) che descrivono suini con fenotipi differenti: con setole dure folte e nere, allevati soprattutto in zone con clima rigido, suini glabrum ossia senza peli (probabili antenati della razza casertana) e suini bianchi, allevati in aree con clima mite. L’area di allevamento del suino Casertano era molto estesa, comprendeva “i bacini inferiori del Garigliano e del Volturno, i quali trovansi lungo il litorale del Tirreno nei circondari di Gaeta e di Caserta; e si estende, nell’interno, sino al mandamento di Cajazzo nel circondario di Piedimonte d’Alife; ai mandamenti di Pignataro Maggiore, Teano e Pietramelara nel circondario di Caserta; nel circondario di Sora, sino ai mandamenti di Pontecorvo, Arpino, Atina e Sora al confine della provincia di Roma, ed a quello di Cervaro al confine del Molise”. Successivamente l’allevamento della Pelatella casertana si è diffuso anche nelle province di Napoli, Benevento, Avellino, Salerno, Roma e Campobasso, ed in altri territori del Mezzogiorno d’Italia contribuendo alla selezione di altre razze suine nere (come il pugliese, il calabrese).

Consistenza

Nell’800 l’areale della Terra di Lavoro era rinomato per la suinicoltura, con più di 100.000 capi presenti nella provincia di Caserta; consistenze che nel corso del tempo si riducono progressivamente, nel 1918 e nel 1942 il Ministero dell’Agricoltura censiva, rispettivamente, oltre 70.000 e 50.000 capi nella provincia di Caserta. La razza Casertana, all’epoca, rappresentava la quasi totalità del comparto suinicolo dell’area. L’abbandono dei tipi genetici autoctoni, poco produttivi e tendenzialmente adipogeni rispetto alle razze selezionate, ne segna il declino al punto tale che nel 1990 la FAO include il Suino Casertano tra le razze a rischio d’estinzione. Nel 2018, risultano iscritti al Registro dei tipi genetici autoctoni 1.200 soggetti di cui 444 maschi e 756 femmine, distribuiti in 33 allevamenti di cui 20 situati in Campania, 11 nel Lazio, 1 in Molise ed 1 in Toscana (dati ANAS).

Second Image

Allevamento

Gli animali vengono allevati in greggi di piccole e medie dimensioni (dai 50 ai 400 capi) raramente costituiti da soli soggetti bagnolesi, data la contemporanea presenza di capi meticciati o appartenenti ad altre razze. Anni addietro il sistema di allevamento prevalente, a gestione familiare e lontano dai grandi insediamenti urbani, era quello pastorale dove il pascolo rappresentava la principale fonte di alimento; oggi si è passati al semibrado con integrazione alimentare (mais, orzo, fave, etc.). In generale gli animali sono ricoverati nel periodo invernale in strutture semplici ma funzionali.

Caratteristiche di razza

Taglia E’ un suino di tipo gentile, di taglia piccola con scheletro leggero ma solido.
Testa Ha sviluppo medio e forma tronco-conica, con profilo fronto-nasale rettilineo o leggermente concavo, grugno lungo e sottile; orecchie di media grandezza ravvicinate tra loro e pendenti in avanti (non sono ammessi soggetti con orecchie portate dritte). Posteriormente alle gote e centralmente alla regione parotidea sono presenti due tettole o bargiglioni, appendici cutanee di forma più o meno cilindrica. La pelle può formare sul sincipite un notevole rilievo in senso trasversale; sono presenti pieghe in mezzo, sopra e lateralmente agli occhi.
Collo Allungato e stretto lateralmente.
Tronco Moderatamente lungo e stretto, la regione toracica è piatta, la linea dorso-ventrale leggermente convessa; la groppa è molto inclinata e stretta; la coda è attorcigliata.
Caratteri sessuali Nel maschio i testicoli sono ben pronunciati, i capezzoli devono essere in numero non inferiore a 10. Nella femmina le mammelle devono essere in numero non inferiore a 10 regolarmente distanziate, con capezzoli normali ben pronunciati e pervi.
Arti Media lunghezza, asciutti e piuttosto sottili.
Fenotipi Nel passato, nell’ambito della razza erano descritti due fenotipi, uno fine o piccolo (detto di Teano) che si distingueva per l’accentuata predisposizione all’ingrassamento e la tipica forma rotondeggiante ed uno grande o grossolano più esigente nell’alimentazione e con una minore resa al macello; dal loro incrocio derivava il tipo intermedio. Oggi tale distinzione non è più riscontrabile ed i suini casertani attuali risultano di taglia superiore a quelli descritti nei primi del Novecento.
Mantello e cute La cute è pigmentata (nero o grigio-ardesia). Le setole rade e sottili sono talvolta raggruppate a formare ciuffetti sul collo, sulla testa e all’estremità della coda. Sono considerati difetti e quindi motivo di esclusione: aree con setole depigmentate, mantello striato o aguti e setole diffuse su tutto il corpo.
Caratteri riproduttivi La vita riproduttiva di una scrofa casertana è lunga e precoce, infatti a 4-6 mesi di vita ha il primo ciclo estrale ed entro l’anno di età il primo parto utile; successivamente, se ben gestita, può avere 2 parti per anno, sino a 6-8 anni di vita. Di contro la prolificità è piuttosto bassa se confrontata con le razze bianche. 6-8 suinetti per nidiata è considerato un ottimo valore medio associato al grande vantaggio di scegliere un sistema di allevamento brado-semibrado in cui prediligere uno svezzamento dei suinetti tardivo con ottimi benefici sia per la crescita dei piccoli che per le scrofe che non subiscono stress. Il verro manifesta forte vigore sessuale e la monta naturale è prassi comune.
Le produzioni La Casertana è da sempre apprezzata per la produzione di carne e grasso di notevole qualità, sia in termini di marezzatura, colore, che tenerezza e sapore. Molto rustica e frugale riesce a fare buon uso di pascoli, anche se poveri; ha una buona resa al macello, favorita da una costituzione scheletrica fine. Fino al raggiungimento di 160 Kg di peso, l’accrescimento giornaliero è di circa 500 grammi/giorno, con indice di conversione alimentare medio di 4,2. L’accrescimento è lento se paragonato a quello delle razze bianche selezionate in allevamento intensivo. Nelle migliori condizioni di allevamento, un suino Casertano raggiunge il peso di 150 kg all’età di 14-16 mesi. Tuttavia, la capacità di pascolare e la scarsa propensione ad ammalarsi abbassano i costi di produzione.
Aspetti positivi Oggi l’allevamento del casertano è oggetto di grande interesse grazie alle sue peculiarità quali: l'elevata attitudine materna, il forte vigore sessuale del verro, la rusticità, la capacità di valorizzare alimenti poveri, l'adattabilità al pascolamento, la qualità delle carni.
Criticità Se si vogliono indicare come criticità, la prolificità e gli accrescimenti, nonostante un’alimentazione bilanciata e accurata, non sono paragonabili a quelle delle razze bianche selezionate.
Immagini e testi tratti dall'Archivio RARECA.

Contatti

Sei interessato alle prossime attività del Progetto SAFE.tga?

CAPOFILA

Società Agricola Green Company snc

Via Soccorso, 24 - FISCIANO (SA)

Tel: +39 089 33 77 27

Mail: grcompany@tiscali.it

RESPONSABILE TECNICO SCIENTIFICO

prof. Vincenzo Peretti

Università degli Studi di Napoli Federico II

Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzione Animale

Mail: vincenzo.peretti@unina.it